updated 25/03/2012 14.34 +0100

Viet Nam

Evidentemente era proprio questo. Ci eravamo fatti lo sgambetto, cadendo sulle nostre convinzioni esattamente così come si cade con i lacci delle scarpe legati tra loro: avvitandoci sulle gambe. Proprio così ci sentivamo man mano che il nostro viaggio proseguiva verso sud. Da Hanoi fino a Ho Chi Minh city passando per l'arcipelago delle Con Dao, con in mente una guerra e negli occhi un paese che la voleva dimenticare, relegandola ad opzione per reduci, nostalgici e distratti.

Non lo sapevamo ancora e non potevamo immaginarlo, ma quel percorso stava rimodellando la nostra visione del sud-est asiatico, troppo lontano per averne cognizione diretta, eppure reso vicino dall'appuntamento serale con i reportage in bianco e nero di Marcello Alessandri. Il paesaggio conserva le cicatrici esattamente come la gente, ciascuno con un parente, un amico, qualcuno che è morto, ha subito, ha perso qualcosa o tutto. La nuova generazione ha avuto una reazione prevedibile nell'insofferenza, preferendo dimenticare guardando al nuovo Nokia e alla speranza di una vita americana.

Perché qualsiasi dolore, per quanto grande e lacerante, deve avere una durata, una scadenza, una fine che lasci il posto alla sopravvivenza. Fortunatamente. Le sue ceneri, o ciò che ne rimane, saranno al meglio l'opportunità di un nuovo business. Vietnam: oltre duemila chilometri tra Hanoi e Ho Chi Minh city.

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