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updated 25/03/2012 14.34 +0100 |
Ulster, agosto 2010. Quando finisce una guerra? Dopo la firma su un trattato? dopo un baratro di fosse comuni? oppure quando cade una bandiera.
Da lontano ogni luogo non esiste; e se esiste lo fa attraverso una memoria più o meno prossima che ci viene tramandata. Un luogo non è a noi fintanto che non lo incontriamo in qualche maniera. Penso a Timor est, a undici anni di Afghanistan, al Kashmir come ai mille e mille luoghi dove la tensione raggiunge la violenza gerarchica e strutturata degli eserciti più o meno regolari.
La chiave è nell''informazione. Dire che un proiettile a Sarajevo abbia scatenato la Prima Guerra Mondiale è quantomeno riduttivo, ma al contempo è estremamente pratico. Un click, un bang, un istante e si marca l'inizio di un evento: un sistema collaudatissimo dagli storici che, unendo i punti di questi eventi, tentano di ricostruire e rileggere gli eventi e il loro coerente fluire. Ma non è stato certo quel click a scatenare la guerra, visto che essa montava da anni nella cuccia calda del rancore, del nazionalismo e dell'economia senza sbocchi.
Un evento è il pretesto per marcare un inizio, ma il dramma è lì da ben prima. Quando il click, il bang, sono creati dalla grancassa dell'informazione allora bisogna andare con i piedi di piombo.